Il Futuro della Portualità Italiana

Il Futuro della Portualità Italiana

di Marcello Martinez

Per intervenire al dibattito: dibattito.imprese@sipotra.it 

La pubblicazione del volume di Paolo Costa e Maurizio Maresca “Il futuro europeo della portualità italiana” si pone al centro di un dibattito politico e industriale importante che coinvolge un settore strategico per la competitività e lo sviluppo economico italiano.

Numerose sono le questioni che da tempo i diversi governi nazionali e le amministrazioni locali hanno lasciato in sospeso e il ritardo accumulato dal paese in termini di adeguatezza e competitività del sistema logistico è ormai significativo. La riforma e l’eventuale aggregazione delle autorità portuali, la mancata e incompleta integrazione fra porti e interporti soprattutto nel Sud,, lo sviluppo dei nodi ferroviari per il trasporto merci, l’adozione di nuovi meccanismi di affidamento delle concessioni, l’esigenza di investimenti in tecnologie anche informatiche, la ristrutturazione del settore delle costruzioni e riparazioni navali sono solo alcuni dei temi ormai da anni discussi e che spesso hanno trovato soluzioni parziali mediante politiche e interventi concentrati sui singoli sistemi portuali italiani, posti spesso in concorrenza gli uni con gli altri, e in assenza appunto di una visione strategica per tutto il Paese.

Il contributo di Paolo Costa e Maurizio Maresca amplia ancora di più questa prospettiva, inquadrando infatti, il futuro della portualità italiana in una dimensione territoriale per necessità europea, se non mediterranea.

Sipotra intende favorire una riflessione tecnica e politica sul sistema portuale italiano, favorendo il confronto anche fra punti di vista diversi in modo da mettere in discussione superate “ricette industriali”, obsoleti modelli di governance di infrastrutture e servizi, posizioni di rendite economiche, modelli di business non più competitivi nel mercato mediterraneo dei servizi portuali.

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Sergio Bologna nel pdf allegato pone alcune questioni, mettendo in discussione il modello di sviluppo “da paese subalterno” che in Italia deriverebbe dalle indicazioni desumibili dalla lettura del volume di Costa e Maresca.

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Luca Antonellini, nel pdf allegato, presenta un’analisi del sistema portuale italiano e, in tema di politica di sistemi portuali, sostiene: “L’unica strada percorribile è l’opzione zero: lasciare le cose come stanno, magari con qualche  intervento di maquillage sulla Legge 84 e limitando al massimo il processo relativo alla c.d. «autonomia finanziaria» dei porti”,  e poi che bisogna “bloccare i finanziamenti pubblici ai porti fino al 2023″.

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Marco Spinedi nel file allegato effettua una puntuale analisi delle politiche di sviluppo del sistema portuale messe in atto nel Regno Unito e suggerisce che, anche sulla base delle esperienze di altri paesi europei, in Italia occorra concentrare le scarse risorse finanziarie solo su uno o due porti e attivare nuovi investimenti mediante partnership pubblico privato. Questo commento è stato pubblicato anche sul blog di Alberto Forchielli il 20 aprile 2012.

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Eugenio Muzio nel pdf allegato evidenzia come l’Italia deve avere la lungimiranza di considerare non solo i traffici marittimi al servizio della sua economia ma anche e piuttosto i potenziali crescenti di traffici con origine/destino il Centro Europa.  Se lo Stato italiano non provvederà ad adeguare anche i collegamenti ferroviari da Genova a Novara e a Milano agli standard europei, il rischio sarà che i porti del North Range possano divenire ancora più aggressivi e concorrenziali per i porti italiani.

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Francesco Munari nel pdf allegato dichiara “Con il dovuto rispetto, il libro di Paolo Costa e Maurizio Maresca non mi è piaciuto, e non ne condivido la policy sottostante” e sostiene invece che:
“L’idea di pianificare dall’alto i flussi logistici e infrastrutturali con significative risorse pubbliche, per poi scatenare i mercati al loro interno, va declinata con maggiore prudenza e analisi giuridica: quello che deve certamente evitare il paese è il ripetersi di sciagurati interventi pubblici a pioggia sulle infrastrutture, senza alcun reale quadro politico ed economico di riferimento”.

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Francesco Izzo e Marcello Martinez nel capitolo conclusivo della ricerca presentata nell’allegato PDF presentano tre modelli di sviluppo di un sistema portuale, applicati al Porto di Napoli: il porto come “fabbrica”, il porto come “waterfront”, il porto come “nodo intermodale”. Molte delle complessità che ancora caratterizzano la governance dei sistemi portuali italiana deriva dalla difficoltà a conciliare queste tre mission, a volte anche a causa di un debole ruolo delle Autorità portuali.

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Ennio Cascetta nell’articolo pubblicato sul quotidiano Il Mattino del 1 maggio 2014 interviene sulla crisi del porto di Napoli. Si  evidenzia come essa sia la dimostrazione che il frettoloso regionalismo, non funziona, Si sottolinea poi che è totalmente assente una programmazione nazionale della portualità italiana.

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